La stazione sanitaria dell'Isola dell'Asinara, Sardegna | Copyright: Valentina De Santis, CC BY-SA

Stiamo tornando al pubblico?

L'evoluzione sociale ed economica guidata dal rinnovato concetto di gestione centrale.

La stazione sanitaria dell'Isola dell'Asinara, Sardegna | Copyright: Valentina De Santis, CC BY-SA
Elena Resta

(1975) vive a Ravenna. È esperta di industria alimentare e si occupa di divulgazione e comunicazione.

In questi mesi di gestione di crisi pandemica, l'Italia è uscita dalla narrazione polarizzante della privatizzazione per tornare a mettere l’accento sulla sanità pubblica così come sulla gestione pubblica dell’economia. In breve tempo, si è passati dalla deregolamentazione selvaggia alla richiesta popolare ed apicale di intervento centrale. 

La sanità pubblica ha dimostrato una ritrovata rilevanza proprio in occasione della gestione pandemica. Il senso comune ha, infatti, riconosciuto come il sistema pubblico, assorbendo le differenze di censo o di geografia, abbia di fatto tutelato fasce di popolazione ben più ampie di quanto avrebbe potuto fare il privato.

A fronte di un sistema sanitario pubblico prevalentemente regionalizzato, è emerso, inoltre, il ruolo nodale della governance nazionale. L’amministrazione centrale, infatti, ha coordinato il sistema di cura ad esempio tornando a ricreare una rete di medicina del territorio, dopo anni di limitazione o privatizzazione della stessa. Un esempio ne sia, col DPCM del 10 marzo, la definizione degli USCA - unità di assistenza e cura territoriale da svolgersi a domicilio. Il ruolo della macchina governativa si è rivelato fondamentale per garantire equità e continuità delle tutele sul territorio nazionale in un tale momento di crisi.

L’amministrazione pubblica si sta rivelando essenziale anche per affrontare quella che si propone come una delle crisi economiche più estese e gravi conosciute. I blocchi produttivi che spesso hanno trasceso i confini nazionali stanno portando ampie fasce di mercato ad avvalersi di aiuti centrali (dalla cassa integrazione in deroga al supporto al credito). Conseguenza molto importante della diffusione del sostegno pubblico alle aziende è un maggiore controllo centrale su queste che può portare una maggiore regolamentazione delle stesse. L’inversione, quindi, dal processo di de-regulation che ha contraddistinto anche le realtà aziendali è ben visto dagli analisti sociali. Una ristrutturazione regolamentata del tessuto produttivo può essere importante sostegno di un mercato del lavoro in forte contrazione. 

La forte incidenza di protezionismo dei mercati attivata tramite importanti politiche nazionaliste e l’aumento dell’intervento governativo non è affatto ben visto dal mercato azionario che, come conseguenza, ha cominciato a sottrarsi sempre più alle dinamiche internazionali per focalizzarsi sul mercato domestico. Nei fatti questo atteggiamento della finanza sta fungendo come catalizzatore di un vero e proprio processo di de-globalizzazione. La portata e l’estensione di tale processo ad oggi non ci è dato prevederlo. Sappiamo però che influirà sull’evoluzione degli equilibri ambientali, sociali ed economici.

Erano gli anni '80 quando Margaret Thatcher pronunciava la famosa frase «La società non esiste: esistono individui, uomini, donne e famiglie» a sostegno dell’operazione di privatizzazione più importante della nostra storia. Oggi lo Stato in Italia come anche in molti altri contesti internazionali, sta tornando ad occupare un ruolo centrale nella cura e gestione della società.

L’inversione di rotta non è scevra di rischi e preoccupazioni. Ciò che preoccupa maggiormente nel contesto italiano è la possibilità, per il Governo, di esercitare poteri emergenziali con limiti non definiti. La verticalizzazione delle decisioni, naturale in un momento di emergenza, ha un sistema di caduta diretta sui singoli cittadini. Tutto il corpo intermedio tra DPCM e cittadino è stato annichilito, svuotato. Si ritiene quindi importante che il Governo possa riconoscere il vulnus e vengano definiti limiti temporali o tecnici ad una all'estendersi della situazione. La comunità, infatti, trova la sua ricchezza nel pluralismo e deve esserle permesso di continuare a funzionare in un’ottica libera, seppure gestita.

 

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Globale - 2020
Elena Resta

(1975) vive a Ravenna. È esperta di industria alimentare e si occupa di divulgazione e comunicazione.

Pubblicato:
10-05-2020
Ultima modifica:
10-05-2020
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