L’uomo che scriveva nel futuro - Singola | Storie di scenari e orizzonti

L’uomo che scriveva nel futuro

44 anni dopo Dissipatio H.G., il mondo senza uomini di Guido Morselli ritorna più attuale che mai.

Davide Mazzocco

è giornalista, autore di documentari, si occupa da anni di ambiente, cultura e comunicazione per il web e per la carta stampata. Ha all’attivo una quindicina di pubblicazioni fra cui Giornalismo online (2014), Propaganda pop (2016), Cronofagia (2019), Novecento lusitano (2019) e Geomanzia (2021).

Sull’orlo di un pozzo, con i piedi penzoloni, un uomo beve del cognac  e si appresta a effettuare la “scivolatina sul sedere” che porrà fine ai suoi giorni. Una riflessione sulla qualità del cognac lo porta altrove rispetto all’idea di quel meditato autoannientamento, “per il prevalere del negativo sul positivo. Nel mio bilancio. Una prevalenza del 70 per cento”. L’uomo rientra a casa e decide di portare a compimento il proprio intento suicida con “la ragazza dall’occhio nero”. Preme la bocca sulla pistola e poi sollecita il grilletto due volte senza successo. Non una terza, poiché il sonno prende il sopravvento. La mattina successiva, dalla finestra di casa vede in lontananza un’auto ribaltata e decide di raggiungere la vicina stazione di polizia per dare l’allarme. La trova vuota. Così come sono vuoti gli hotel e tutti gli edifici del villaggio. L’uomo scende in auto fino alla città più vicina, Crisopoli, e qui trova conferma di quello che chiamerà l’Evento: il genere umano è scomparso, completamente volatilizzato.

L’idea alla base di Dissipatio H.G., l’ultimo romanzo concluso da Guido Morselli prima di concretizzare ciò che il suo alter ego letterario non porta a compimento, ha fatto breccia nella critica statunitense al termine di un 2020 monopolizzato dalla pandemia di Covid 19. A quasi mezzo secolo dalla sua scomparsa, avvenuta la notte del 31 luglio 1973, The New Yorker ha dedicato all’autore di Roma senza papa, Il comunista e Divertimento 1889 un lungo articolo, firmato da Alejandro Chacoff, che sottolinea le peculiarità della sua scrittura e la capacità di anticipare i tempi del romanzo pubblicato da Adelphi nel 1977:

Un fenomeno improvviso, invisibile che ha svuotato le strade di città e paesi, senza clamori, né saluti, lasciando il nostro protagonista in uno stato di limbo esistenziale: gli echi che si trovano in Dissipatio H.G. della vita durante la pandemia di coronavirus sono, a volte, così evidenti che alcuni passaggi si leggono come versioni leggermente romanzate del presente. Le narrazioni apocalittiche vengono spesso dissotterrate in mezzo alle catastrofi, sia per la loro preveggenza, sia perché sono paradossalmente rassicuranti. Ogni fase della quarantena sembra rappresentata in questo romanzo breve, dai piccoli piaceri  alla natura che si riappropria del territorio, dal vago impulso a prendere appunti alla crescente inutilità della cura di sé. Morselli è attratto dall’anti-climax, resiste ogni volta al dramma ed è questo istinto che rende il suo ultimo libro così risonante rispetto a certe esperienze dell'anno passato. 

Le immagini degli animali selvatici avvistati nelle periferie delle grandi città e, talvolta, nei centri di città di media grandezza durante i lockdown della primavera 2020 sono ancora vivide e risuonano potenti quando ci si cala nell’immaginario, perennemente oscillante fra utopia e distopia, di Dissipatio H.G.:

In mezzo ai binari vedo sfilare una famiglia di camosci. Due femmine, un maschio, e i cuccioli. Scesi a valle dai monti. Mai accaduto a memoria d’uomo. Del resto ho notato qualche segno di buon auspicio: gli uccelli fanno un baccano indiavolato, si sono moltiplicati. Sono ricomparsi molto numerosi, con mio piacere perché li ho sempre apprezzati in senso musicale, i notturni. Le strigi, i gufi, gli allocchi, e le civette, s’intende. L’istinto li avverte di una novità in cui certo non speravano; il grande Nemico si è ritirato. Non ci sono più fumi nell’aria, a terra non ci sono più puzzi e frastuoni. (O genti, volevate lottare contro l’inquinamento? Semplice: bastava eliminare la razza inquinante). 

Già, la razza inquinante. Ci sono altre immagini che risuonano potenti leggendo questo brano: quelle catturate dai satelliti, con una Pianura Padana improvvisamente limpida, con un’atmosfera beneficata dal blocco di una buona parte delle attività produttive e degli spostamenti.

Ecologista ante litteram, scrittore-saggista fortemente influenzato dagli scritti di Michel de Montaigne, con Dissipatio H.G. Guido Morselli invita ad abbandonare l’ottica antropocentrica e ad abbracciare una prospettiva biocentrica:

La fine del mondo?
Uno degli scherzi dell’antropocentrismo: descrivere la fine della specie come implicante la morte della natura vegetale e animale, la fine stessa della Terra. La caduta dei cieli. Non esiste escatologia che non consideri la permanenza dell’uomo come essenziale alla permanenza delle cose. Si ammette che le cose possano cominciare prima, ma non che possano finire dopo di noi. Il vecchio Montaigne, sedicente agnostico, si schierava coi dogmatici, coi teologi: “Ainsi fera la morte de tout choses notre mort”.
Andiamo, sapienti e presuntuosi, vi davate troppa importanza. Il mondo non è mai stato così vivo, come oggi una certa razza di bipedi ha smesso di frequentarlo. Non è mai stato così pulito, luccicante, allegro. 

All’inizio degli anni Settanta, Morselli articolava in forma di romanzo la sua critica a una società dei consumi antropocentrica, nella quale l’urbanizzazione selvaggia e le grandi opere mettevano in pericolo l’integrità della natura. Qualche anno dopo, nel 1979, il filosofo Hans Jonas, ne Il principio responsabilità, avrebbe fornito le nuove coordinate di una morale capace di includere la vita extra-umana nelle scelte etiche da compiere per il benessere collettivo.

Fra le molte ragioni per le quali i romanzi di Guido Morselli vennero pubblicati solamente dopo la morte dello scrittore, vi è senza dubbio questa sua lungimiranza priva di ogni compromesso con le ideologie dell’epoca. Nel corso del tempo, la critica ha accostato Dissipatio H.G. a L’ultimo uomo di Mary Shelley, a La peste scarlatta di Jack London, a 1984 di George Orwell, a Il mondo nuovo di Aldous Huxley, a L’uomo nell’Olocene di Max Frisch e a La nube purpurea di Matthew P. Shiel. Nel 1967, quest’ultimo fu uno dei primi libri pubblicati dalla neonata casa editrice Adelphi e, proprio in ragione della somiglianza fra i due plot, provocò il rifiuto di Dissipatio H.G.. Pochi mesi dopo il suicidio, proprio Adelphi avrebbe iniziato a pubblicare postumi tutti i romanzi scritti da Morselli.

Il romanzo ora osannato anche dalla critica d’Oltreoceano non è l’unica prova tangibile della lungimiranza dello scrittore bolognese. Contro-passato prossimo è l’ucronia che riscrive l’esito della Prima Guerra Mondiale: a vincere sono gli Imperi Centrali, Adolf Hitler prosegue nella sua mediocre carriera di pittore e si realizza un’unificazione europea a guida tedesca. In Roma senza papa, invece, viene prefigurata una radicale modernizzazione della Chiesa, nella quale è ormai decaduto il celibato ecclesiastico e Papa Giovanni XXIV è fidanzato con Oona Lynne Berenice Maraswamy, una teosofa di Bangalore. In questo caso le prefigurazioni di Morselli sono decisamente ottimistiche, ma nel pontificato fuori dagli schemi di questo romanzo scritto fra il 1966 e il 1967 sembra di scorgere alcuni tratti dell’anticonformismo di Papa Francesco.

C’è poi Uonna, un abbozzo di romanzo di cui restano 42 fogli autografi e che riporta come ultima data quella del 27 luglio 1973, quattro giorni prima del suicidio. In questo romanzo Morselli lancia la sua sfida al “manicheismo sessuale” e all’ossessione pansessualistica di Sigmund Freud. Il protagonista è Fenimore, “non ermafrodito, ma anafrodito. Non androgino, non ginandro”. Fenimore non ha desideri sessuali e, anzi, interpreta la propria asessualità come una forma di libertà. Dopo anni di studi e letture, Morselli aveva compreso come il dualismo uomo-donna fosse la causa di squilibri sociali e produttivi, di emarginazione e ingiustizia. Nelle sue ultime pagine di narratore aveva provato a immaginare una società in grado di accettare una sessualità sfumata e non binaria.

La chiusa del pezzo di Alejandro Chacoff su The New Yorker invita a una riflessione molto interessante sulle ragioni della fortuna postuma di Morselli: “Solo qualcuno esperto nella solitudine - artistica, fisica, emotiva - potrebbe produrre un racconto così spietatamente realistico di una catastrofe isolante”. La chiave del “caso Morselli”, forse è proprio in questo ribaltamento di prospettiva rispetto all’ipotesi dominante: se è plausibile che il suo umanesimo estraneo a ogni ortodossia sia stato la causa dei rifiuti editoriali, è altrettanto ipotizzabile che questa serie di rifiuti lo abbia lasciato libero di sperimentare nella solitudine dell’eremo di Santa Trinita. Senza l’ignoranza, la trascuratezza o la cattiva fede di chi ebbe modo di leggerlo quando era vivo, probabilmente Morselli non avrebbe percorso la parabola artistica che lo ha fatto apprezzare dopo la sua tragica scomparsa. Come scrittore Morselli ebbe la libertà e l’originalità che soltanto il dilettantismo possono garantire. Una scrittura “professionistica”, integrata nel mercato e bonificata dall’editing, indirizzata dal consenso del pubblico, lo avrebbe istradato verso un determinato tipo di romanzo.

Pensiamo alla lettera inviatagli da Italo Calvino dopo la lettura de Il comunista:

dove ogni accento di verità si perde è quando ci si trova all’interno del partito comunista; lo lasci dire a me che quel mondo lo conosco, credo proprio di poter dire, a tutti i livelli. Né le parole, né gli atteggiamenti, né le posizioni psicologiche sono vere. Ed è un mondo che troppa gente conosce per poterlo ‘inventare’. Qui è la grande delusione a cui necessariamente va incontro il ‘genere’ che Lei ha scelto, il romanzo di rappresentazione fotografica d’ambienti diversi, il romanzo storico-privato.

Calvino ammette di avere affrontato la lettura con interesse, ma fra le righe della sua lettera a Morselli si scorge un malcelato paternalismo:

Il Suo libro si presenta gremito di fatti, di dati, di documentazione d’una vita reale, ed è questa parte non-romanzesca, questo materiale accumulato dentro, che mi faceva appunto rimpiangere che Lei non avesse scritto, che so?, una divagazione sul movimento operaio emiliano, raccogliendo e commentando memorie dirette o indirette, o una biografia, o un libro di ricordi e pensieri.

In buona sostanza, Calvino suggerisce a Morselli di concentrare i propri sforzi sulla saggistica. Alla fine degli anni Settanta, il critico Vittorio Coletti ipotizzò che la principale causa degli insuccessi di Morselli fosse da rintracciare in una discrepanza fra il “codice dell’emittente” e quello dei “destinatari”. Secondo Coletti il codice di Morselli non corrispondeva a quello degli anni Sessanta e dei primi anni Settanta perché “ai confini della letteratura italiana contemporanea: confini culturali e linguistici, tecnici e ideologici”. Quarant’anni dopo, il ragionamento fatto da Coletti resta valido: è davvero difficile trovare, fra gli italiani, una narrativa saggistica come quella di Morselli.

Giuseppe Pontiggia sottolineò, in un intervento del 1998 sulla rivista Autografo, come l’incongregabilità di Morselli fosse all’origine dei rifiuti editoriali:

Che Morselli non sia congregabile alla destra e alla sinistra, al crocianesimo e all’avanguardia è palese a chi abbia seguito il suo percorso narrativo e critico. Ugualmente lontano da purismo ed espressionismo, Morselli persegue una forma romanzesca in cui il contrappunto problematico delle idee e l’intersezione molteplice delle sequenze scandiscono una prosa aliena da ogni esibizione di letterarietà, da ogni manierismo allusivo. C’è da stupirsi che non si attuale? Ma rispetto a quale attualità?

Forse i tempi sono maturi. Forse oggi, nel terzo decennio del XXI secolo, una letteratura in grado di rappresentare un’Europa unitaria, una Chiesa cattolica meno oscurantista, una sessualità non binaria e una visione biocentrica del mondo, può essere non solo attuale, ma addirittura una porta spalancata verso il mondo che verrà. Per noi lettori è una vera fortuna che Morselli non abbia ascoltato il consiglio di Calvino e abbia continuato a tradurre in forma romanzesca il proprio saggismo. La narrativa che mezzo secolo fa non è stata percepita come attuale, lo è oggi e lo sarà, molto probabilmente, in futuro. Il tempo lavora a favore dell’opera di Morselli, se ne sono accorti persino Oltreoceano. E in Italia?

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Questo articolo è parte della serie:  L'Italia e la fantascienza
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Davide Mazzocco

è giornalista, autore di documentari, si occupa da anni di ambiente, cultura e comunicazione per il web e per la carta stampata. Ha all’attivo una quindicina di pubblicazioni fra cui Giornalismo online (2014), Propaganda pop (2016), Cronofagia (2019), Novecento lusitano (2019) e Geomanzia (2021).

Pubblicato:
05-05-2021
Ultima modifica:
12-05-2021
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