Ezio Vendrame con la maglia del Vicenza

Muovere incessantemente il pensiero

La poesia? Un incrocio surrealista tra Max Stirner, Arturo Belano, la fisica quantistica e Diego Armando Maradona.

Ezio Vendrame con la maglia del Vicenza
Carmine Mangone

é nato a Salerno (1967). É agitatore poetico, contadino e ottimista per partito perso. Ha tradotto dal francese numerosi autori. Da anni si cimenta in letture e performance di livello internazionale.

Le storie degli altri mettono alla prova ogni volta il mio stile, la leggerezza marziale del mio linguaggio. Tuttavia m’interesso meno alle finalità (più o meno morali) del loro racconto, dei loro rendiconti, e molto più alla potenza del narrare, alla massa di eventi morti e di eventualità vive che scaturisce dal culmine della loro volontà di parola.

Al fondo della scrittura – nelle parentesi che stringono la forma e ne fanno un resoconto, una resa dei conti – c’è come un’esortazione al denudamento felice, alla rapina, alla redistribuzione gioiosa delle ricchezze.

Parlo di denudamento perché si tratta di una superficie che ci rivela al mondo e a noi stessi costringendoci a sganciare la volontà di parola dai percorsi obbligati e facili del diritto, dello stile.

«La verità è che non credo così tanto nella scrittura. A partire dalla mia. Fare lo scrittore è piacevole – no, piacevole non è la parola giusta – è un’attività che ha i suoi momenti divertenti, ma conosco cose che sono ancora più divertenti, divertenti allo stesso modo in cui lo è per me la letteratura. Rapinare banche, ad esempio. O dirigere film. O fare il gigolò. O tornare bambino e giocare in una squadra di calcio più o meno tremenda» [1]

È il 9 maggio 1977. Si gioca l’incontro di calcio Padova-Udinese, valido per la 33a e terzultima giornata del campionato di Serie C. La squadra friulana lotta per la promozione in B, trovandosi al secondo posto con 45 punti, uno in meno della Cremonese capolista, mentre i veneti se ne stanno a “galleggiare”, senza infamia e senza lode, a metà classifica.

Alcuni giorni prima, un emissario della compagine udinese contatta in gran segreto la mezzala del Padova, Ezio Vendrame, per “comprare” una sua prestazione scadente. Gli vengono offerti sette milioni di lire, una cifra di tutto rispetto, soprattutto considerando il fatto che la società padovana, in quel frangente, versa in cattive acque finanziarie e che i suoi giocatori, per ogni punto guadagnato in classifica, percepiscono il premio federale minimo di ventiduemila lire.

Dunque, per Ezio Vendrame (egli stesso di origini friulane), l’alternativa era: sette milioni per perdere la partita, oppure, al massimo, quarantaquattromila lire in caso di vittoria della propria squadra. «Ho giocato tante volte male in vita mia senza che nessuno mi abbia mai dato nulla, figuriamoci se non posso farlo una volta in più», pensa Vendrame. E accetta la "combine". «Ma mi sentivo confuso», scrive nelle sue memorie, «avrei tradito i miei compagni, l’allenatore Toni Pin, i tifosi, ma soprattutto la mia coscienza. Lo stadio Appiani quella domenica era stracolmo di pubblico, composto quasi per intero da tifosi friulani. E fu quel pubblico di ingrati conterranei che, come entrai in campo, mi coprì di improperi e di insulti». Vendrame allora si ribella, rinuncia ai sette milioni pattuiti e trascina il Padova alla vittoria per 3-2 realizzando addirittura una doppietta. Una delle due reti arriva direttamente da calcio d’angolo: posizionato il pallone sulla lunetta, Vendrame si soffia il naso con la bandierina del corner («Vi pare bello vedere quei giocatori che si puliscono il naso con le mani? Ero lì per battere un calcio d’angolo, e mi sembrò più fine, se vuoi anche più educativo, usare la bandierina a mo’ di fazzoletto») e poi sfida platealmente i tifosi friulani: «Adesso vi faccio gol da qua». Il bello è che ci riesce. «Avrei potuto giocare contro il mondo intero, contro Dio stesso. Quel giorno non ce n’era per nessuno» [2]

Qualche anno fa, feci mia una scelta offensiva e d’amore: disporre tatticamente pensieri e parole lungo il flusso dei miei giorni prendendo a modello l’organizzazione in campo dell’Olanda di Cruijff nel cosiddetto “calcio totale”. Il che significava indurre ogni elemento della teoria e della forma a ricoprire più ruoli, più stili, pur nell’unicità di un andamento, nella continuità di un ritmo.

Era questione di tecnica e di potenza: imparare a coprire ogni zona del campo, muovere incessantemente il pensiero, creare delle improvvise consistenze nell’ambito della teoria o della narrazione, in modo da pressare l’avversario, scompaginarne l’assetto discorsivo, sguarnirne la difesa.

Se oggi devo dare un nome a questo gioco, posso ancora chiamarlo poesia. Senza centro, senza idee fisse. Mirare alla compiutezza di ogni esperienza. Scrivere per il desiderio di una lealtà. Passare per le armi buona parte degli aggettivi onde lasciar nudi i nomi che mi stregano.

Un incrocio surrealista tra Max Stirner, Arturo Belano, la fisica quantistica e Diego Armando Maradona. Anzi, non surrealista, ma più esattamente "anarcovisceralista".

Muoversi cioè come Svetislav Glišović, il quale, con logica nonchalance, «saltava dalla descrizione di un terreno imbevuto d’acqua e scivoloso, di cui occorreva tener conto, alla regola del tre, in cui la velocità dell’ala in fuga verso la porta avversaria è proporzionale al coseno di quella del difensore che lo sgambetta», e dove, per finalizzare l’azione, «il calcolo del conseguente calcio di punizione prendeva in considerazione una serie di fattori, compresa l’età del capitano» [3].


Riferimenti:

1. Intervista a Roberto Bolaño di Carmen Boullosa, in: "BOMB Magazine", n. 78, gennaio 2002 New York: «The truth is, I don’t believe all that much in writing. Starting with my own. Being a writer is pleasant – no, pleasant isn’t the word – it’s an activity that has its share of amusing moments, but I know of other things that are even more amusing, amusing in the same way that literature is for me. Holding up banks, for example. Or directing movies. Or being a gigolo. Or being a child again and playing on a more or less apocalyptic soccer team».

2. Il virgolettato di Vendrame e gran parte dei riferimenti all’aneddoto in questione sono presi da: Alessandro Vinci, "Amarcord Biancoscudato", Cleup, Padova, 2016.</div></ref>.

3. Vladimir Dimitrijević, "La vita è un pallone rotondo", Adelphi, Milano, 2000, p. 81.


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Italia
Carmine Mangone

é nato a Salerno (1967). É agitatore poetico, contadino e ottimista per partito perso. Ha tradotto dal francese numerosi autori. Da anni si cimenta in letture e performance di livello internazionale.

Pubblicato:
14-04-2020
Ultima modifica:
14-04-2020
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