Nei giorni dell'assenza - Singola rivista

Nei giorni dell'assenza

Storia recente di una percezione.

Filippo Rosso

(1980), è autore del primo e forse ultimo ipertesto narrativo italiano, s000t000d (2002). Ha scritto testi e articoli su diverse riviste. Nel 2020 ha fondato Singola, di cui è caporedattore. Vive e lavora a Berlino.

La cosa, il nemico

A dover dare la colpa a qualcuno il giro si allargherebbe troppo: capi di governo, una stuola di consulenti scientifici, direttive ricevute dall'OMS e rigirate.
Il virus non è neppure in vita. Non è in grado di riprodursi da solo, è una capsula proteica piena di acido nucleico. Non avessero quei punti di aggancio con cui si lasciano sprofondare nella membrana cellulare non sarebbero troppo diversi dalle geodi (le vendono ai turisti nei mercatini in Tunisia e in Egitto), dalle pietre focaie...

L'entità biologica più abbondante sulla Terra è un oggettino chimico, un cristallo, poco piú. Si prende un batteriofago e lo si guarda al microscopio e si dice: questa é la testa, il corpo, queste le zampe. Un ragno.
Si prova orrore a pensare che questi ragnetti sono ovunque. E invece è semplice pareidolia, è la nostra percezione che assorbe, sono i nostri errori innati. Un virus non ha nessuna testa, tantomeno le zampe. 

Questo nemico è un phantom enemy, un alone su uno schermo di un radar, si attacca con il condensato delle gole, con i sospiri. Ti prende e in certi casi ti ammazza. 100 nanometri. Miliardi di esemplari senza volto.

Batteriofagi

Batteriofagi

Chi ci ha rubato la primavera? "Nessuno".

È una strana primavera bruciata e svuotata, il sole visto attraverso le finestre, l'aria calda che galleggia nel cielo sopra i tetti dei palazzi (vediamo a tratti qualcosa che ricorda stagioni passate, per un istante - poi via). Ci sarà l'estate quest'anno? (Sí che ci sarà.)

Si stima che mezza umanità (di quella che si può contare) sia chiusa in casa. 

Nell'emisfero boreale divorato dalla primavera che avanza, a sua volta incendiata già oggi da una vampata di calore estivo e infestata da parassiti alati e corpicini rivestiti da pelurie (miliardi di zampette), sbocciano fiori.
Quasimodo: "Ed ecco sul tronco / si rompono gemme / [...] E tutto mi sa di miracolo".

 

Blended realities

Twitter ha individuato un trend a partire da una ricerca tra gli hashtag del suo database: "Blended realities". Significa che il velo della realtà virtuale si è sovrapposto al velo della realtà reale (Calderon de La Barca - La vida es sueño?). La struttura stratificata composta di questi due piani è il mondo che stiamo perfezionando, il mondo che colonizzeremo.

L'immagine del Papa, unico, solo nella piazza vuota, gigantesca, buia e serale, brillante di pioggia, mandata in streaming globale, ne è un esempio. Senza telecamere (specularmente a una partita di calcio: il campo è preminente sulla diretta e alla telecronaca) quella scena non avrebbe avuto senso. 

Milioni di apparizioni umane, senza corpo, sfarfallii che discutono di dettagli riguardanti un inutile lavoro, un lavoro non indispensabile, un lavoro che fino a ieri avrebbe significato, troppo spesso, l'inutile spostamento di 75kg (e 7kg di trolley) sommati a quelli di altri 150 passeggeri stipati nella cabina di un aereo e 15 tonnellate di kerosene bruciate.

Pareidolia

Pareidolia

Due riferimenti letterari

1) Francesco Pecoraro, La vita in tempo di pace. La coscienza del virus non è maggiore di quella dell'ameba che spappola il cervello del protagonista (e che dà senso all'opera proprio come chiude la vita di Ivo Brandani).  

2) Daniele Del Giudice, Lo stadio di Wimbledon. La linea ideale, il rigore di un pensiero che si fa materia di romanzo. Ma dov'è il cuore della storia? 
 
Oggi il cielo è meravigliosamente vuoto. I traffici aerei non sono scomparsi, sono sospesi. È come se in questo momento, anziché di aerei, l'aria fosse piena di vettori impalpabili, teorie. Ogni tanto la scia di condensazione, il contrail, è vigoroso, pare gesso sbriciolato, biacca.

Abbiamo rotto la membrana, siamo penetrati e galleggiamo in una blended reality.

Mentre scrivo questo articolo, The Atlantic pubblica un articolo: Immagini della primavera, per chi non puó uscire. È una galleria di alberi in fiore, riproduzioni di gemme rosa, di petali. Un miraggio sui toni del bianco, con figure evanescenti che scivolano sulla scena. Un funerale shintoista.
L'hanami, la contemplazione del ciliegio in fiore, è sostituita dal brillare dei pixel di uno schermo.  

La benedizione straordinaria

La benedizione straordinaria "Urbi et Orbi" del Papa, di fronte alla piazza deserta | ANSA

Assenza

Aprile è un mese di incertezza, con i suoi pigmenti cangianti che si specchiano l'uno nell'altro. La cifra attuale di questo tempo, per tutti noi, è un insostenibile senso di assenza, di vuoto-pieno.
Non si puó lottare contro chi non è né vivo né morto, da qui la grande fatamorgana che ci sembra di scorgere ai tempi della pandemia. Da qui, anche, la tendenza dei pensanti a impiantare previsioni poco mordaci, poco convinte. È un futuro gassoso e quasi inesplorabile, sembra di entrare nell'atmosfera di un altro pianeta.
É un gas sottile che avvolge tutti, anche quelli che ci hanno abituati al loro realismo, al loro cinisimo. 

 

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Europa - 2020
Pensiero
Filippo Rosso

(1980), è autore del primo e forse ultimo ipertesto narrativo italiano, s000t000d (2002). Ha scritto testi e articoli su diverse riviste. Nel 2020 ha fondato Singola, di cui è caporedattore. Vive e lavora a Berlino.

Pubblicato:
07-04-2020
Ultima modifica:
25-08-2020
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