Dissoluzione, ultravirus, rivoluzione - Singola | Storie di scenari e orizzonti

Dissoluzione, ultravirus, rivoluzione

Come le tesi di Nick Land hanno ispirato le menti di alt-right e incendiato l'opinione pubblica statunitense.

Giuseppe Luca Scaffidi

si interessa di città, ecologia e libri. Suoi testi sono stati pubblicati su alcune riviste, tra cui Not, Il Tascabile, The Submarine, menelique, Jacobin, Dinamopress e The Vision. Ha collaborato con la sezione Tuttogreen de La Stampa e, attualmente, scrive soprattutto su queste pagine e sul blog di Kobo.

Nelle prossime settimane, Luiss University Press manderà in stampa Collasso, la prima raccolta di scritti di Nick Land tradotta in italiano, che raccoglierà metà degli articoli contenuti nella celebre antologia Fanged Noumena, curata dall’editore britannico Urbanomic e originariamente pubblicata nel 2011. La diffusione di Collasso rappresenta uno spartiacque fondamentale nella penetrazione di tematiche care all’accelerazionismo all’interno dei nostri confini: in questo articolo, proveremo a inquadrare sinteticamente il retroterra teorico a partire dal quale Land ha eretto le proprie tesi.

In un’interessante conferenza tenutasi a Casalecchio del Reno nel gennaio del 2019, il filosofo bolognese Franco Bifo Berardi individuava nel 1977 il vero e proprio canto del cigno della modernità, la sua pietra tombale.

L’interpretazione di Berardi poggia su basi solide: il ’77 è infatti l’anno in cui, da una parte, con la consolidazione della leadership di Margaret Tatcher tra le fila del partito conservatore inglese, ebbe inizio la stagione del There is no alternative e la conseguente trasformazione politica della Gran Bretagna in senso neoliberale e, dall’altra, presero corpo degli sconvolgimenti epocali che aprirono la strada all’avvento dell’epoca bio-tecnologica: ad aprile, Steve Jobs e Steve Wozniak diedero il via al mito della Silicon Valley immettendo sul mercato Apple II, il primo home computer dotato di un'interfaccia apertamente user-friendly, il cui clamoroso successo commerciale impresse un salto di qualità nell'interazione tra esseri umani e macchine informatiche; sei mesi più tardi, Lesley e Joe Brown, dopo anni di tentativi fallimentari, scelsero di sottoporsi al trattamento per la fecondazione in vitro sperimentato da Patrick Steptoe, ginecologo di Oldham (noto per aver messo a punto una tecnica chirurgica innovativa per risolvere l’occlusione delle tube) e Robert Edwards (esperto nella manipolazione di embrioni e gameti), riuscendo finalmente a generare la tanto agognata progenie, Louise Brown, la prima bambina concepita in provetta e stimolando riflessioni nuove e originali sulla natura umana e sul ruolo dei generi nella società. A ottobre, Virgin Records pubblicò il primo (e unico) album in studio dei Sex Pistols, Never Mind the Bollocks, il cui provocatorio leitmotiv, No Future, scompaginò definitivamente i canoni di pensiero di un secolo che, con la pubblicazione del Manifesto Futurista di Filippo Tommaso Marinetti, si era aperto nel segno della fiducia incondizionata nel progresso.

La nascita di Louise Brown, primo essere umato nato grazie alla fertilizzazione in vitro, 1978.

La nascita di Louise Brown, primo essere umato nato grazie alla fertilizzazione in vitro, 1978. | Evening News

Per uno scherzo del destino, dodici anni dopo, il motto coniato da Sid Vicious e compagni si trasformò in un’iperstizione (termine su cui torneremo più avanti) in grado di sprigionare tutta la sua forza profetica: nel 1989, in seguito alla caduta del Muro di Berlino e all’epilogo della divisone del mondo in due blocchi, la sensazione più diffusa in buona parte degli ambienti accademici occidentali era che la Storia avesse sostanzialmente esaurito il proprio corso. La democrazia e il liberalismo avevano ottenuto la tanto attesa vittoria contro tutti i possibili rivali, segnando il punto d’arrivo dell’evoluzione ideologica umana, la sua forma definitiva: una sensazione acuita dalla diffusione capillare delle idee che il politologo Francis Fukuyama espresse, tre anni dopo, nel seminale The End of History and the Last Man.

In un simile clima di rassegnazione, la riflessione sul potenziale emancipatorio che la tecnologia avrebbe potuto dispiegare negli anni successivi, stimolata dall’ascendente che il movimento Cyberpunk esercitò sulla cultura pop nella metà degli anni Ottanta, irruppe prepotentemente tra gli anfratti del dibattito intellettuale: inquadrare le modalità attraverso le quali governare una sempre più prossima transizione al paradigma del post-umano, comprendere sino a che punto le distopie tecno-pessimistiche tratteggiate da autori come Philip K. Dick e William Gibson avrebbero potuto tramutarsi in realtà tangibili, chiarire gli sviluppi che sarebbero seguiti all’esponenziale dilatazione che, in quegli anni, stava investendo lo spettro elettromagnetico, divennero gli interrogativi inderogabili di un decennio ad alto tasso di schizofrenia.


Warwick, tra schizoanlisi e iperstizioni

Fu così che, nel 1995, la pensatrice cyberfemminista Sadie Plant fondò la Cybernetic Culture Research Unit, un collettivo multidisciplinare operante clandestinamente ai margini dell’Università di Warwick, nato allo scopo di indagare nel profondo il ruolo sempre più marginale che il genere umano avrebbe rivestito in un futuro ormai prossimo, dominato dalla tecnologia e dall’affermazione dell’intelligenza artificiale. Il gruppo convogliò al proprio interno personalità provenienti da campi del sapere trasversali, come la teorica dei media Luciana Parisi, il musicista e fondatore dell’etichetta Hyperdub Steve Goodman, lo scrittore e film-maker afro-futurista Kodwo Eshun, il critico musicale Mark Fisher e la figura centrale del movimento, il controverso filosofo Nick Land, le cui idee e metodologie plasmarono nel profondo l’elaborazione del collettivo. Quando, due anni dopo, Plant abbandonò Warwick, la guida del gruppo passò al suo ex compagno di vita Nick Land: sotto la sua egemonia, la CCRU si trasformò in un allucinogeno tentativo di ibridazione tra la schizoanalisi elaborata da Deleuze e Guattari ne L’AntiEdipo ed elementi eterogenei ed apparentemente sconnessi tra loro, come rave culture, fantascienza, numerologia kabbalistica, teoria critica, chaos magic ed esoterismo nero.

"Numogramma" | Cybernetic Culture Research Unit


Nel 1994, Land e Plant pubblicarono un breve essay, Cyberpositive, in cui venne tratteggiata una delle più note formulazioni dello Human Security System, espressione con cui il filosofo inglese indica quel novero di consuetudini stratificate, convenzioni sociali e valori tradizionali che afferiscono alla dimensione della pre-modernità (come il legame con il territorio, le credenze religiose, i codici e le norme insite nella morale borghese): un apparato securitario che assolverebbe a una funzione "normalizzante" e conservativa, volta alla difesa intransigente di un umanismo ormai obsoleto, eretto al fine di proteggere il genere umano dalla forza abissale di un Altrove inevitabile, privo di connotati ideologici o morali, proveniente dal futuro ma in grado di agire sul presente in maniera retroattiva, rappresentato empiricamente dall’accelerazione imposta dalla rivoluzione tecnologica degli anni Novanta.

Nell’ottica di Land, lo Human Security System rappresenta, dunque, l’ultimo focolaio di resistenza all’avvento di un anti-umanismo alieno ineluttabile (la Singolarità), ed elementi quali la quarta rivoluzione delle macchine, l’estensione del cyberspazio e l’intensificazione degli internet studies non sarebbero altro che sue manifestazioni primordiali: un futuro distopico di cui Land non è semplice teorizzatore, ma vero e proprio profeta. Come spiega Tommaso Guariento in un prezioso approfondimento pubblicato sulla rivista Lo Sguardo: «Il concetto di Human Security System, come altre nozioni "fabbricate" da Land, hanno uno statuto epistemologico speciale. […] Le nozioni messe in gioco da Land sono iperstizioni, termine costituito dalla crasi di hype e superstizione [...] L’iperstizione ha un rapporto speciale con il tempo, un rapporto di complicazione della progressione lineare di passato, presente e futuro. Nel pensiero di Land la cibernetica genera una temporalità complessa, nella quale il futuro può retroagire sul passato». Sinteticamente, è possibile inquadrare l’iperstizione come una sorta di profezia auto-avverante proveniente dal futuro, la spia di un avvenire prossimo in cui il crollo delle resistenze insite nel dispositivo Human Security System hanno reso l’automatizzazione della specie umana un fatto compiuto, aprendo la strada all’era cyborg profetizzata (in via iperstiziale, per l’appunto) da opere come Blade Runner, Terminator, Neuromante e Ubik, non più concepibili come semplici esperimenti di speculazione letteraria, quanto piuttosto come testimonianze inestimabili di un’epoca ventura post-umana: sulla base di queste premesse, per Land, il capitalismo, grazie alla sua capacità di assecondare (e accelerare) gli sviluppi dell’evoluzione tecnologica, costituisce l’unico sistema in grado di aprire le porte all’era post-umana.

Manifestazione di alt-right, Washington DC, 2017.

Manifestazione di alt-right, Washington DC, 2017. | Blink O'fanaye / Flickr

La “Neo-Cina” e il Dark Enlightenment

Dopo il dissipamento della parabola allucinogena della CCRU, Land affrontò un periodo di smarrimento psicologico che lo portò a scomparire dalla scena pubblica per più di un decennio. Nel frattempo, l’accelerazionismo ha affrontato un moto di riconsiderazione critica: nel 2009, con la pubblicazione di Capitalism Realism, un ex allievo di Land, il teorico culturale inglese Mark Fisher, inaugurò idealmente il cosiddetto left-accelerationism – la configurazione “a sinistra” del movimento –, sviluppando un approccio di tipo marxista alle dinamiche dell’accelerazione e distaccandosi in maniera decisa dalla visione del proprio “cattivo maestro”. Attraverso la consolidazione del proprio paradigma interpretativo, Fisher ha scavato un solco profondo nell’ambito del dibattito intellettuale contemporaneo, tratteggiando il volto rassegnato di un’epoca in cui l’accettazione acritica dello status quo capitalista ha finito per fagocitare l’immaginario occidentale nella sua interezza, vanificando ogni rimasuglio di speculazione su un possibile avvenire alternativo, finalmente slegato da quella fiducia cieca nel libero mercato che, a partire dalla consolidazione dell’asse neoliberista Tatcher-Reagan in avanti, ha costituito il minimo comune denominatore dell’agire politico degli ultimi cinquant’anni. Una linea teorica che ha avuto il merito di fornire nuova linfa a una sinistra per troppo tempo arroccata su posizioni nostalgiche e attendiste, portata avanti dai pamphlet programmatici (Manifesto accelerazionista, Laterza; Inventare il futuro, Nero Edizioni) dei due autori che ne hanno astrattamente raccolto il testimone, Alex Williams e Nick Srnicek.

Land fece la sua ricomparsa a Shanghai, nel 2010, con ogni probabilità attratto dal grande balzo in avanti compiuto dal capitalismo cinese e dalla sua natura in qualche modo “iperstiziale”. A ben guardare, la deriva ultratecnologica di Pechino, i suoi sviluppi senza precedenti in termini di ingegneria sociale e tecnologia della sorveglianza, sembrano incarnare i connotati di un nuovo mondo: nella prospettiva di Land, la Cina rappresenterebbe, dunque, l’archetipo perfetto di società dell’accelerazione, la via privilegiata per l’approdo alla Singolarità (non è un caso che il suo scritto più celebre, Meltdown, si apra con queste parole: «Collasso: sindrome cinese planetaria, dissoluzione della biosfera nella tecnosfera, crisi della bolla speculativa terminale, ultravirus e rivoluzione spogliata di ogni escatologia cristiano-socialista [...] È in procinto di mangiare la vostra TV, infettare il vostro conto in banca e hackare xenodati dai vostri mitocondri»). In Cina, Land ha stretto legami profondi con le sfere istituzionali, scrivendo articoli su diretta commissione del Partito Comunista Cinese. Nel frattempo, è diventato uno di riferimento dell’alt-right globale e ha giocato un ruolo chiave nel mobilitare l’opinione pubblica in occasione dell’elezione di Donald Trump, in particolare dopo la propagazione e la successiva fortuna che il suo manifesto ideologico, il cosiddetto Dark Enlightenment (abbreviato NRx), ha riscosso negli spazi digitali abitati dagli ambienti neo-reazionari americani.
La dottrina dell’illuminismo oscuro ha trovato una sistematizzazione organica nel 2013, grazie alla collaborazione tra Land e Curtis Yarvin, aka Moldbug, ingegnere informatico, fondatore del blog di estrema destra Unqualified Reservations, guru di Steve Bannon, socio fondatore della start-up Urbit (finanziata dal cofondatore di Paypal Peter Thiel) e personalità che gode di ottima stima negli ambienti ultraliberali della Silicon Valley. La loro proposta, caratterizzata da un rifiuto categorico della democrazia e del pluralismo, è improntata sul concetto yarviniano di neocameralismo, una dottrina che propugna la trasformazione del pianeta in un patchwork (assemblaggio) territoriale, secondo il modello delle zaibatsu giapponesi: una distopia che postula la frammentazione del mondo in computazioni territoriali indipendenti, le sovcorp, impostate come aziende e guidate da appositi CEO plenipotenziari, in cui i cittadini-subscriber si comportano in toto come impiegati, offrendo suggerimenti o segnalando problemi ai CEO, rigorosamente via e-mail.
Come evidenzia Tiziano Cancelli nel suo saggio How to accelerate: «Agli occhi del movimento NRx, la Silicon Valley rappresenta un modo efficiente, moderno e tecnologico di gestire problemi e disfunzionalità; da questo punto di vista, uno Stato non differisce da una grossa azienda al cui interno è importante saper bilanciare profitti e soddisfazione dei clienti. Togliendo la politica e il politicamente corretto dall’equazione, il risultato sarà una gestione limpida, libera e orientata verso il progresso. Le società di questo tipo sarebbero a entrata libera e governate in tutto e per tutto dall’efficienza della tecnologia».

L’imminente pubblicazione dell’edizione italiana di Fanged Noumena da parte di Luiss University Press rappresenterà un’importante occasione per approfondire la lettera viva del messia della CCRU: una delle figure più controverse della filosofia occidentale, oggetto del culto divinatorio di una vasta schiera di adepti e del rispetto accademico di ex collaboratori ormai agli antipodi del suo pensiero, come il filosofo iraniano Reza Negarestani, Iain Hamilton Grant e il summenzionato Mark Fisher.

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Globale - 1977-2020
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Giuseppe Luca Scaffidi

si interessa di città, ecologia e libri. Suoi testi sono stati pubblicati su alcune riviste, tra cui Not, Il Tascabile, The Submarine, menelique, Jacobin, Dinamopress e The Vision. Ha collaborato con la sezione Tuttogreen de La Stampa e, attualmente, scrive soprattutto su queste pagine e sul blog di Kobo.

Pubblicato:
10-10-2020
Ultima modifica:
10-10-2020
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